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DAL SOLE 24 ORE:

È stato il giorno dell’addio, pieno di commozione, ai sei militari morti a Kabul. Avvolte nel tricolore, le bare dei sei parà – il capitano Antonio Fortunato, il sergente maggiore Roberto Valente, i caporal maggiore Massimiliano Randino, Davide Ricchiuto, Giandomenico Pistomani e Matteo Muredda – sono state allineate ai piedi dell’altare della basilica di San Paolo fuori le mura. Ai due lati, stretti in un grande abbraccio, i parenti delle vittime. I funerali solenni sono stati presieduti dall’ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi. «Nessun militare caduto per il proprio dovere – ha detto monisgnor Pelvi – é eroe da solo: lo é inscindibilmente con la sua famiglia e la sua patria». Papa Benedetto XVI si è detto «profondamente addolorato per il tragico attentato terroristico a Kabul». Il messaggio del Santo Padre, letto in chiesa, sottolinea: sia Dio a sostenere chi, nel mondo, si impegna per la pace. Grande emozione per il gesto di Martin, 7 anni, figlio del capitano Antonio Fortunato: nel corso della cerimonia è corso alla bara del papà, ha salutato con una carezza la foto e la bandiera italiana, ha guardato il basco amaranto appoggiato sul cuscino rosso. Poi è tornato di corsa tra le braccia della mamma.

bellissima

UN MIO PENSIERO:

Credo che queste siano tragedie e prove enormi da affrontare per le famiglie e l’intera società..non possiamo altro che essere vicini ai parenti e agli amici di questi nostri eroi.
La PACE, questo è ed era il loro obbiettivo, per questo credo che anche per il rispetto degli ideali per cui sono morti la missione a kabul non debba cessare…poi mi direte che ci sono tanti intrallazzi dietro e questioni economiche, beh, secondo me chi sceglie di andare in guerra deve avere anche altri motivi e ideali da difendere….quindi Grazie a tutti i nostri soldati servi della Pace.
Questo è il mio piccolo pensiero, niente di più

ONORE ONORE AI CADUTI.                                                                                                                  Camilla

Che carino…=)

Ciao a tutti!

Eccomi qua, tornata ieri da Santiago de Compostela, 23 gg di cammino…

Saint Jean Pied de Port-Burgos e Sarria-Santiago.

Il “cammino di Santiago”  meta turistica, sportiva, culturale e religiosa….descritto come un’esperienza mistica…

Oggi, voglio scrivere qui, quello che sento di questa esperienza…e quello che mi ha portato…

Non è Bello,  non è rilassante, non è comodo e non è nemmeno così tanto religioso come mi sarei aspettata…ma una cosa da dire c’è: è vero…

Perchè ho scelto “vero”?

Perchè è una metafora della vita, il cammino…

E’ la valorizzazione della semplicità, dei piccoli gesti, dei dolori, delle amicizie, delle litigate, della fatica, della voglia di arrivare e della tentazione di fermarsi…ma soprattutto delle relazioni…degli incontri…sei un pellegrino , uguale agli altri, anche se cammini per sport, per turismo, per masochismo, per fede, per studio oppure ci sei finito senza sapere quasi perchè…

…eppure cammini…

ti ritrovi a condividere anche solo 5 minuti con un’altro e ti sembra di conoscerlo da una vita…

se cammini non sei l’avvocato, il muratore, il medico, la casalinga, il disoccupato, il professore,  il pittore…sei te stesso, senza giudizi senza rimproveri di non essere buono, calmo, acculturato, bello….

Hai rabbia, vuoi ridere, dormire, parlare, pregare…semplicemente te stesso…pregi e difetti….nella natura meravigliosa e paesini della Spagna del Nord…

 

E per finire o iniziare, due mie “conquiste”, se così si può dire, di questo cammino:

La prima è una frase che cercherò di ricordarmi sempre:

“Le salite sono meglio delle discese.”

 (per l’appunto, chi volesse capire dalle basi l’affermazione è vivamente consigliato  un percorso a piedi di circa 30 km, con 10 kg di zaino, tragitto: saint jean pied de port- Roncisvalle). 

Infine, un pensiero,per un problema all’apparenza stupido rispetto a tanti altri ma subdolo,perchè come mi ha detto un grande amico, l’orologio non si ferma davanti a una montagna ma per un granello di sabbia…

per ora è solo un link… http://www.anoressia-bulimia.it/

Un grazie di cuore a Fabio (il “martire”  che m’ha accompagnata nel cammino), Martina (una scoperta di condivisione molto bella), Marco e, per ultimo ma, forse, il più importante, Don Francesco!!! 

=)  Camilla

….

« San Giacomo il Maggiore dopo l’ascesa di Gesù al cielo iniziò la sua opera di evangelizzazione della Spagna spingendosi fino in Galizia, remota regione di cultura celtica all’estremo ovest della penisola iberica. Terminata la sua opera Giacomo tornò in Palestina dove fu decapitato per ordine di Erode Agrippa nell’anno 44. I suoi discepoli, con una barca, guidata da un angelo, ne trasportarono il corpo nuovamente in Galizia per seppellirlo in un bosco vicino ad Iria Flavia, il porto romano più importante della zona. Nei secoli le persecuzioni e le proibizioni di visitare il luogo fanno si che della tomba dell’apostolo si perdano memoria e tracce. Nell’anno 813 l’eremita Pelagio (o Pelayò), preavvertito da un angelo, vide delle strane luci simili a stelle sul monte Liberon, dove esistevano antiche fortificazioni probabilmente di un antico villaggio celtico. Il vescovo Teodomiro, interessato dallo strano fenomeno, scoprì in quel luogo una tomba, probabilmente di epoca romana, che conteneva tre corpi, uno dei tre aveva la testa mozzata ed una scritta:”Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomé”. » 

I SIMBOLI

LA CONCHA

Il simbolo più importante e famoso del Cammino di Santiago è senza dubbio la Conchiglia o Concha.
La Concha in passato testimoniava l`avvenuto pellegrinaggio, in quanto la si trovava in abbondanza nelle spiaggie della Galizia.
Tanto sono legati simbolicamente che il nome latino di tale bivalva è diventato Pecten Jiacobaeus.Più volgarmente conosciuta come Saint Jacues.
Una leggenda riporta che nella Galizia ancora non del tutto cristianizzta si stesse svolgendo un matrimonio secondo l`antica tradizione, presso Iria Flavia. Lo sposo stava percorrendo sul suo cavallo la sponda del mare verso la sua sposa, quando all`improvviso il cavallo si impenna e lo disarciona. Egli cadendo in acqua fu sbalzato in una barca che stava trasportando le reliquie del Santo Jacobus, che i discepoli riportavano in Spagna. Allora lo sposo si offrì di aiutarli a dare sepoltura al Santo. Giunto a riva vide se stesso e il cavallo ornati dalle conchiglie. Questo segno venne interpretato come un segno di Dio e egli volle farsi Cristiano. La Concha divenne così il simbolo del pellegrinaggio verso la tomba di San Giacomo e gli si cominciarono ad attribuire poteri miracolosi, come il potere di guarigione di un cavaliere apulo nel 1120, che malato di difterite venne guarito dal solo tocco di una conchiglia.
Diventa il simbolo princiapale del Cammino e accompagna sempre il pellegrino durante il suo Viaggio, di solito portata legata alla propria bisaccia.

LA SPADA

La spada è il simbolo della Reconquista Cattolica della Spagna, occupata dai mori.
Nel 1167 tredici cavalieri si assunsero il compito di proteggere dalle scorrerie arabe il cammino dei pellegrini verso Santiago di Compostela e fondarono un ordine che prese il nome di Sant`Jago della spada.
Venne riconosciuto da Papa Alessandro III nel 1870 e si scelse come emblema una spada rossa a croce su una conchiglia bianca.
Il suo scopo era simile  a quello degli altri grandi Ordini sorti all’inizio della crociata in Terra Santa.Per proteggere i pellegrini adottavano il sistema arabo dei Ribat, piccoli presidi che tenevano sotto controllo porzioni limitate di territorio circostante. Il numero dei cavalieri si moltiplica velocemente e divenne molto influente, tanto che i re Cattolici spagnoli lo avvocarono a se. A tutt’oggi l’ordine e i simboli dell’ordine di Sant’jago della spada conservano la loro forte valenza protettiva.
Per far parte dell’ordine era necessario avere un albero genealogico puro ovvero senza mescolanze con mori, giudei o convertiti, essere hidalgos (nobili), non avere esercitato alcun oficio vil (mestiere retribuito) da almeno tre generazioni.
Per permettere, ad esempio, al grande pittore Velasquez di entrarvi furono necessarie manovre complicatissime che coinvolsero il Papa Innocenzo X, Filippo IV e Alessandro III.
Il 28 Novembre 1659 Velasquez divenne Cavaliere dell’ordine e si narra che fu proprio il Re di Spagna a dipingere la croce di Santiago sull’autoritratto del pittore.

IL BASTONE,LA BISACCIA E LA VESTE
L’abbigliamento che il pellegrino portava con se obbediva a regole fisse e lo identificava come viaggiatore spirituale, proprio con lo scopo di differenziarlo dai viandanti comuni.
Infatti dall’XI sec. la chiesa comincia  celebrare una particolare funzione durante la quale venivano benedetti la borsa, il mantello e veniva consegnato il bordone.
Tale cerimonia aveva una derivazione militare, poichè traeva origine dalla benedizione data ai cavalieri che partivano per la I crociata tramite la cerimonia della vestizione.

IL BORDONE o baculus, simoleggiava la fede nella trinità e rappresentava il conflitto della Trinità con le forze del male, un appoggio nei passaggi difficili, un arma di difesa contro cani o lupi, non solo pericoli reali ma anche simboli del malefico che inducono in tentazione.
Il bastone ricordava al pellegrino il segno della Croce in cui erano riposte le sue speranze di salvazione.

LA BISACCIA ovvero una piccola borsa, simbolo della` elemosina.
Infatti era troppo piccola per contenere molto denaro e quindi il pellegrino doveva fare conto sulla carità.
Era in pelle di animale per ricordare che la carne doveva essere mortificata con digiuni, sangue e sete.

LA VESTE era il simbolo dell’umanità del Cristo e della sua protezione.

LA FLECHA AMARILLA/LA FRECCIA GIALLA

Un altro importantissimo simbolo del Cammino di Saantiago è la freccia Gialla o Flecha Amarilla.
Viene anche chiamata Flecha Maria, la freccia di Maria. Questa freccia vi guiderà per tutto il cammino assieme alle conchiglie che troverete incise e disegnate ovunque.


 

 

 

Gli erano entrate negli occhi, quelle due immagini, come l’istantanea percezione di una felicità assoluta e incondizionata. Se le sarebbe portate dietro per sempre. Perché è così che ti frega, la vita. Ti piglia quando hai ancora l’anima addormentata e ti semina dentro un’immagine, o un odore, o un suono che poi non te lo togli più. E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quand’è troppo tardi. E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri da quell’immagine, da quel suono, da quell’odore. Alla deriva.

 

Il tempo e’ una lama affilatissima che seziona l’eternita’.

 

Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua.

 

… Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde … 

                                                        ~~~~~~

… Addio mio piccolo signore, che sognavi i treni e sapevi dov’era l’infinito. Tutto quel che c’era io l’ho visto, guardando te. E sono stata ovunque, stando con te. E’ una cosa che non riuscirò a spiegare mai a nessuno. Ma è così. Me la porterò dietro, e sarà il mio segreto più bello. Addio, Dann. Non pensarmi mai, se non ridendo … 

 
La crudeltà è la virtù per eccellenza dei mediocri: hanno bisogno di esercitare la crudeltà, esercizio per cui non è richiesta la minima intelligenza. 

 

 

… Se solo riuscissi a parlare, se solo ci fosse ancora un po’ di vita in me, gli direi che dovevo farlo, che non c’è pietà, non c’è colpa in questo inferno e che nè io nè lui ci siamo, ma solo il mare, l’oceano mare. Gli direi di non guardarmi più, e di ammazzarmi. Per favore. Ma non riesco a parlare. Lui non si muove da lì, non toglie i suoi occhi dai miei. E non mi uccide. Finirà mai, tutto questo? C’è un silenzio orrendo, sulla zattera e tutt’intorno. Nessuno più si lamenta. I morti sono morti, i vivi aspettano e basta. Niente preghiere, niente grida, niente. Il mare danza, ma piano, sembra un commiato, a bassa voce. Non sento più fame nè sete nè dolore. E’ solo tutto un’immensa stanchezza. Apro gli occhi. Quell’uomo è ancora lì. Li richiudo. Ammazzami, o lasciami morire in pace. Vattene. Gira gli occhi verso il mare. Io non sono più niente. Non è più mia la mia anima, non è più mia la mia vita, non rubarmi, con quegli occhi, la morte.
Il mare danza, ma piano.
Niente preghiere, niente lamenti, niente. Il mare danza, ma piano. Mi guarderà morire?

……………Contempla……………………………… =)

Devo dire che sono alquanto spaventata da questo sito di algoritmi!!!!!

Ho provato a fare qualcuno dei 400 calcolatori online, riguardo a me….e spero sia il fatto che il mio inglese fa abbastanza pena…ma è risultato che sono Depressa e che dovrei farmi curare, che avrò problemi cardiaci e che che la qualità della mia vita non è così ok…A me sembra anche di starci attenta…..mah, è attendibile “quest’affare”????

L’utilità sarebbe anche carina, potrebbe facilitare del lavoro….vabbè, speriamo bene!!!!!!!

Buon Lavoro a tutti!!!!!!!!!!!